Ultime novità su pensione anticipata a 63 anni. Nessuna riduzione per i lavori usuranti:spiragli positivi per le maestre dell’infanzia.

articolo scritto il 13 settembre 2016

Continua incessantemente il lavoro del governo per stabilire definitivamente i contorni della penalizazzione Ape, in particolare quanto costa l’uscita anticipata e quanto durerà il prestito pensionistico per i lavoratori che sceglieranno di andare in pensione anticipata.

Ieri il governo si è incontrato con i sindacati Cgil Cisl e Uil rappresentati dai segretari confederali e dai segretari generali delle federazioni dei pensionati. Al centro dell’incontro si è parlato di anticipo pensionistico Ape, di Quattordicesima, lavoratori precoci e attività usuranti.

L’incontro tra Nannicini e i sindacati ha portato ad individuare l’età minima che i lavoratori devono possedere per poter usufruire dell’Ape e andare in pensione anticipata: l’anticipo pensionistico infatti sarà accessibile a partire dai 63 anni.

Ma vediamo tutti gli ultimi aggiornamenti sulla riforma pensioni, sulla possibilità della pensione anticipata, i costi dell’Ape, la Quota 41 e i lavoratori precoci e lavori usuranti.

Potranno uscire dal lavoro nel 2017 coloro che sono nati fino al 1954, una volta compiuti 63 anni. Per chi ha un lavoro, l’anticipo sarà pagato con rate di ammortamento sulla pensione mentre, mentre per coloro che sono disoccupati e non hanno ammortizzatori sociali, l’anticipo sarà gratuito (purché l’importo della pensione non sia superiore ai 1.200 euro netti).

Oltre all’Ape il governo, secondo quanto riferito dai sindacati, ha ribadito che le ricongiunzioni dei contributi non saranno più onerose. Si lavora poi all’allargamento della platea dei lavori usuranti, puntando a includere infermieri e maestri d’infanzia. Resta poi aperta la questione della quattordicesima, anche se su questo fronte “c’è una sensazione positiva”, ha riferito il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti. “Il 21 settembre ci sarà l’incontro conclusivo sulle pensioni e speriamo ci sia una intesa complessiva”, ha aggiunto.

Tale riduzione non avverrà per chi svolge lavori usuranti o per trattamenti economici inferiori a una soglia minima, mentre condizioni meno onerose di accesso al pensionamento anticipato saranno previste per il personale che svolge mansioni riconosciute come pesanti. Tra queste ultime, verrebbero a essere comprese anche quelle svolte dalle insegnanti di scuola dell’infanzia. Poiché la soluzione appare in linea con una richiesta da tempo avanzata con forza dalla Cisl Scuola e riproposta esplicitamente dalla nostra Confederazione in sede di confronto col governo, sarebbe motivo di grande soddisfazione vederla finalmente tradotta in legge.
Sono tantissime le colleghe – afferma la segretaria generale Cisl Scuola Maddalena Gissi – che in diverse occasioni ci segnalano la difficoltà a reggere il carico di sezioni molto spesso sovraffollate, nelle quali il dispendio di energie psico fisiche a una certa età diventa quasi insopportabile, aumentando anche i fattori di rischio per l’incolumità propria e degli alunni affidati che, voglio sottolinearlo, sono bambini dai tre ai cinque anni. La Cisl – conclude – continuerà a incalzare il governo perché questa opportunità di accesso anticipato alla pensione si traduca in norme chiare che escludano o contengano quanto più possibile i costi per il personale interessato”.

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